Il cinema vampiresco si è evoluto significativamente dal 2010, andando oltre i canoni horror convenzionali per esplorare profondamente identità, isolamento e malinconia esistenziale. Questo periodo ha visto un ricco repertorio di film che ridefiniscono il genere, spesso mescolandolo con altri stili per creare narrazioni uniche. Ad esempio, il mockumentary comico “What We Do In the Shadows” ritrae umoristicamente la vita quotidiana di coinquilini non-morti, mentre “A Girl Walks Home Alone at Night”, visivamente suggestivo, offre un dramma più cupo e simbolico. Queste produzioni diverse evidenziano un passaggio verso contenuti tematici più complessi, usando l’archetipo del vampiro per esaminare condizioni umane o post-umane più profonde. L’era è stata particolarmente fertile per i registi che cercano di infondere la classica narrazione del succhiasangue con prospettive fresche ed elementi che sfidano il genere, dimostrando la versatilità e il fascino duraturo del folklore vampiresco nella narrazione moderna.
Tra le opere notevoli di questo periodo trasformativo figura “Blood Story” (titolo originale: “Let Me In”) di Matt Reeves (2010), un adattamento americano che sposta l’ambientazione nel New Mexico pur mantenendo l’atmosfera cupa e nevosa del suo predecessore svedese. La narrazione è incentrata su Owen, un ragazzino vittima di bullismo, e la sua enigmatica nuova amica, Abby, un’antica vampira che appare come una bambina ed è rifornita di sangue da una figura maschile più anziana. Il film esplora meticolosamente temi di profonda solitudine, la formazione di legami istintuali e una forma unica di giustizia, presentando un’interpretazione leggermente meno ambigua moralmente rispetto all’originale. In netto contrasto, “Solo gli amanti sopravvivono” (titolo originale: “Only Lovers Left Alive”) di Jim Jarmusch (2013) approfondisce la profonda noia vissuta da una coppia di antichi vampiri, Adam ed Eva, interpretati da Tom Hiddleston e Tilda Swinton. La loro esistenza secolare è segnata da periodi di separazione e riunione, con Adam che lotta con una profonda stanchezza della vita e il sangue contaminato del mondo contemporaneo, mentre Eva mantiene un vibrante apprezzamento per la cultura. Le loro vite sono ulteriormente complicate dall’arrivo della sconsiderata sorella minore di Eva, Ava, che porta caos e una ricerca di sangue non inquinato a Tangeri.
Espandendo l’ambito artistico del genere, “A Girl Walks Home Alone at Night” (2014) di Ana Lily Amirpour presenta un unico “western iraniano di vampiri”. Girato in bianco e nero con dialoghi in farsi, si svolge nell’immaginaria “Bad City”, dove “La Ragazza”, una vampira che indossa un chador, si vendica degli uomini abusivi, incarnando temi di femminismo e autoaffermazione. La sua esistenza solitaria contrasta con il suo crescente legame con il compassionevole Arash, offrendo un profondo commento sociale. “Byzantium” (2012) di Neil Jordan, scritto da Moira Buffini, esplora ulteriormente complesse dinamiche familiari e di sopravvivenza. Segue Clara e sua figlia Eleanor, due vampiri in fuga dai “Brethren”, una società segreta a predominanza maschile determinata a eradicare le vampiri. Eleanor, interpretata da Saoirse Ronan, è un’anima sensibile che si nutre selettivamente, mentre Clara, interpretata da Gemma Arterton, è ferocemente protettiva e si sbarazza senza scuse degli individui malevoli. Il loro viaggio verso un rifugio costiero, Bisanzio, approfondisce la dualità delle loro nature e il legame duraturo, spesso brutale, tra loro.
L’articolo evidenzia anche il mockumentary del 2014 di Taika Waititi e Jemaine Clement, “What We Do In the Shadows”, che infonde un notevole umorismo nel genere vampiresco raffigurando la convivenza mondana, spesso imbarazzante, di quattro antichi vampiri in Nuova Zelanda. Questo film sovverte con successo le aspettative concentrandosi sulle loro routine domestiche e sulle sfide sociali, inclusa la trasformazione accidentale di un hipster umano. Inoltre, la discussione si estende al crescente riconoscimento critico dei film horror, esemplificato dal successo ipotetico di “Sinners”, un film presentato come vincitore di molteplici premi Oscar, tra cui Miglior Attore per Michael B. Jordan e Miglior Sceneggiatura Originale per il regista-sceneggiatore Ryan Coogler. Questa narrazione Southern Gothic è descritta come una fusione perfetta di una storia di vampiri con un dramma d’epoca ambientato nel Mississippi degli anni ’30, esplorando profondi temi di razza, identità e obbligo familiare attraverso il personaggio di Sammie Moore e gli antagonisti vampirici. Il successo di un film del genere, come immaginato, sottolinea la capacità del genere di offrire un profondo commento sociale e risultati artistici, dimostrando la sua abilità di trascendere i limiti tradizionali del genere e ricevere riconoscimenti mainstream.
Nota: Questo che hai letto è un riassunto indipendente e costituisce la nostra personale interpretazione dell’articolo originale scritto da Joe Leone per COLLIDER. Ti invitiamo a consultare la fonte originale direttamente a questo Link. Il presente servizio ha finalità puramente informative e di rassegna.

